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Visualizzazione dei post da 2018

La risposta di Bohe

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E poi, inaspettatamente, quella tempesta di cui e con cui parlavi qualche giorno fa, decide di farti un enorme e commovente regalo decidendo di rispondere alla tua lettera, regalandoti la speranza che nessuno a questo mondo, per quanto "strano", "anormale"o "speciale", è davvero così solo. E poiché questo reciproco confessarsi sentimenti, emozioni e timori è avvenuto pubblicamente, altrettanto pubblicamente vi offrirò (su suggerimento del suo autore) la replica alle mie parole. Risposta ad un Padrone del Tuono Caro amico che non conosco, Ricevere la tua lettera mi ha sorpreso molto, specialmente per la sensibilità e la potenza delle tue parole che sapevano di calore, amicizia, umanità che raramente, dopo nemmeno un incontro, si incontrano. È vero, condividiamo la forza ciclonica del ricordo di un tempo e di uno spazio prima in equilibrio armonioso, ora invece impetuoso, come un uragano che sembra voler spazzare ciò che è stato un momento di

Principesse con gli stivali

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Da piccoli ci insegnano che bisogna credere a tutta una serie infinita di "invisibilità": il principe azzurro, Gesù, Babbo Natale, la Befana, la Fatina dei denti, l'Angelo custode, il vero amore. Da grandi impariamo, a nostre spese, ad aggrapparci con forza a tutto ciò che è concreto, vivo e palpabile, delusi come siamo dal silenzio di quelle entità che, a prescindere dalla loro esistenza, non sono riuscite a soddisfare completamente il nostro bisogno di "realtà" percepibile attraverso i cinque sensi. Cresciamo con il fondato timore che non siamo in grado di salvarci da soli e che, nei momenti di forte bisogno, solo un deus ex machina , soprannaturale o meno, sia in grado di ribaltare le sorti della tragedia che stiamo vivendo e della quale, spesso, siamo gli unici protagonisti sulla scena. Cenerentola, Biancaneve, Aurora ( alias "la bella addormentata") e tante altre principesse delle favole che noi tutti conosciamo, non hanno fatto altro

Lettera ad una tempesta impazzita

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Caro Amico che non conosco, so già che troverai assurdo, surreale e forse anche un po' inquietante ricevere questa lettera pubblica, eppure eccomi qui, pronto a correre il rischio di dedicarti qualche minuto del mio tempo, così da nobilitarlo, addolcirlo e placcarlo con l'oro zecchino fuoriuscito, con vigore emorragico, dai capillari interrotti della nostra coscienza.  Di te so solo quel che ti sei lasciato sfuggire. Di me sai solo quel che non ti ho voluto tacere. Conosciamo l'uno il dolore dell'altro, condividiamo il ricordo di un passato iper-espanso, senza gambe e senza collo, ormai sospeso a mezz'aria come una bufera monsonica pronta a lasciar precipitare ira e incertezza su lidi inesperti che, con immatura faciloneria, sono convinti di poterla domare e ammansire, affascinati come sono da quella gamma di grigi che trasuda eroismo, eretismo ed erotismo.  Ma le nuvole non si lasciano addomesticare, nemmeno dalla Terra. Tu nel tuo emisfero ed io nel

Agrifogli vagabondi

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Ho sempre pensato che i fiori siano delle innocenti vittime della nostra vanità: imbellettati, lucidati, coperti di brillantini ed infine incelofanati, si trasformano in vettori di scuse e promesse, spesso tali solo nella forma visto che i significati più autentici, in questa società 2.0, fanno sempre più fatica ad essere incapsulati nelle parole "giuste". Quando scorgiamo un quid che colpisce i nostri occhi avidi di bellezza, il primo istinto è quello di farlo nostro, di catturarlo, di tenerlo con noi per sempre (o così crediamo inizialmente): i bambini, quando vedono un nuovo giocattolo in un negozio, restano come incantati da quel caleidoscopio di rumori; provare a separarli dall'oggetto del desiderio li porta a strillare ed a disperarsi perché avvertono l'intima incapacità di non poter vivere senza quel balocco. Lo stesso, e spesso facendo molti più capricci del più viziato dei lattanti, facciamo noi adulti con le relazioni: quando incontriamo qualcuno che

Parvenza

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"Quando io adopero una parola - dice Humpty Dumpty in tono d'alterigia - essa ha esattamente il significato che io voglio dare...né più né meno.  - Bisogna vedere - osserva allora Alice - se voi potete fare in modo che le parole indichino cose diverse.  - Bisogna vedere - ribatte Humpty Dumpty - chi è che comanda...ecco tutto." (L. Carrol, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò ). Chi è che comanda? Cos'è che conta e che prendiamo maggiormente in considerazione: quello che siamo o quello che fingiamo di essere? La realtà o la finzione? La sostanza o la forma? Il contenitore o il contenuto? Il " sein" o il " sollen" ? In pochi hanno il coraggio di esistere in perfetta consonanza con quel che sono in realtà; molti, la maggior parte, preferiscono, per timore di non essere apprezzati, adattarsi ed essere conformi ad una silenziosa e comoda "normalità" (fatta di preferenze, di azioni, di idee) accettata dai più. 

Il peso dell'elio

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I problemi, se ci fate caso, gravano sempre e solo sulle spalle di chi "resta", di chi non dimentica ma di chi perdona, di chi tace pur avendo mille parole che come arieti cozzano contro i denti cercando di uscire e di distruggere tutto.  Ci lasciamo torturare, quasi fosse uno spietato gioco erotico, dai nostri ideali e dal nostro personalissimo e opinabile modo di intendere il mondo: crescendo e maturando ci regaliamo una definizione di universo da fissare in alto, all'apice della nostra piramide valoriale, così che essa diventi la "Grundnorm" di riferimento dalla quale far derivare leggi morali, regole di vita e direttive sui desiderata.  Spesso, però, quella norma fondamentale si trova così in alto da raggiungere l'esosfera, trasformandosi in un iceberg fluttuante e inaccessibile, rigido e freddo come un binario morto, grave e pesante come un intero continente. Facciamo una gran fatica a vivere quando farlo vuol dire confrontarsi diuturnamente co

Dolore

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Domatore del cuore in un circo di fiere, selvagge, feroci, ora in catene. Corse sfrenate fra savane, galassie, fra luci notturne e atolli sommersi.  Mani che tese, tremano e piangono, stringono il sogno di vite passate. Specchi al mercurio pronti a cadere da tetti crepati, secchi e bruciati. Una punta tagliente, ferisce e interrompe, l'isofono suono di un torace squassato. Dolore, maestro, scuote il mio sonno, immerge i miei occhi, in un grembo materno. Stanchi, umiliati, in cerca di senso, di lezioni e di vite, di umano consenso. Io credo che poche cose siano democratiche come il dolore: prima o poi tocca a tutti averci a che fare, e sicuramente non si tratta mai di un "incontro" piacevole.  Bisogna però imparare fin da subito a misurare il dolore, così da capire come e soprattutto quanto soffrire: è facile crogiolarsi nella disperazione, infettando con la nostra negatività chi cerca di aiutarci,

Morale "overrated"

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Resto sempre alquanto basito quando, fatto il pieno di faciloneria , superbia e frasi fatte, si prova a discettare di concetti complessi ed arzigogolati quali l' etica e la morale cercando in tutti i modi di trasformarli in sterili contenitori di frustrazioni, insicurezze ed (ingombranti) manie di grandezza.  Questi due vocaboli, da alcuni autori utilizzati quali sinonimi, da altri invece percepiti in una relazione di generale/particolare, indicano l'insieme dei comportamenti, degli usi, dei costumi e dei modi di vivere di un popolo. Fare discorsi sulla morale (o sull'etica) vuol dire quindi chiedersi "cos'è il bene?", "cos'è giusto?", "qual è il fine ultimo di tutte le nostre azioni?".  Cercare di dare soluzione a tali quesiti impegna gli esseri umani fin da quando essi hanno iniziato a percepirsi come essere senzienti e consapevoli di esistere, ed è proprio il tentativo di dare risposta a queste domande ad aver reso famosi, tr

Trama e ordito

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Una banale passeggiata in una domenica pomeriggio senza pretese, una di quelle domeniche orfane di aspettative e di interrogativi. Un caldo afoso ed umido ed una tranquillità inusuale, quasi fastidiosa.  Vago, senza capire bene dove andare e quale strada preferire, senza trovare un principio sul quale declinare una scelta, avvertendo solo il bisogno di errare...ed anche, forse, di sbagliare. Quando siamo così soli con noi stessi ci rendiamo finalmente conto delle nostre "specifiche tecniche", delle nostre particolarità, della nostra unicità, del risultato finale della somma dei nostri hardware e software: ma è davvero così in fondo? Siamo tutti diversi? Esiste tale unitaria unicità? O semplicemente ci consola e ci rassicura pensarla così?  Soffriamo del bisogno di distinguerci e di percepirci come qualcosa di "particolare", di migliore rispetto all'altro, ma sorge il fondato dubbio che si tratti più banalmente del nostro egoistico timore di "svanir

Gay domestici e come ignorarli

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Finalmente è nato il nuovo Governo: si tratta di un maschietto molto robusto, molto arzillo e pieno di vita che non fa altro che piangere perché ha una gran fame…fame, a quanto pare, di   “cambiamento”. Giuseppe Conte, l'uomo dal curriculum più discusso del momento, è il nuovo Premier, ed ha preso il posto di Mr. Gentiloni. Il suo Governo, frutto di una fusione di ideologie (che tutti pensavano impossibile) tra i gialli pentastellati ed i verdi della Lega (fu nord), ha fatto discutere fin da subito, attirando sul Capo dello Stato critiche, minacce di "impeachment" ed anche qualche augurio di una morte simile (anzi identica) a quella del "congiunto" assassinato dalla mafia nel 1980. Fra i nomi che più spiccano nella nuova compagine governativa troviamo quello di Matteo Salvini che si è accaparrato il dicastero dell'Interno e quello di Luigi Di Maio che, in barba alle mille polemiche sul suo passato lavorativo, ha "vinto" proprio il minist

Il supplizio della fune

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Il platonicamente irrealizzabile ci ha sempre attirato e continua irrimediabilmente a farlo. L'idea di un upgrade , di una nuova struttura sociale, di un mondo perfetto ci  seduce e ci fa ben sperare, coccola le nostre menti proiettando immagini di una realtà che non esiste e che, probabilmente, mai esisterà.  Il mondo delle idee ed il mondo sensibile, due piattaforme che hanno in comune solo, e non sempre, le leggi della fisica e della biologia: due universi perennemente messi a confronto che si influenzano a vicenda, ipotecando gli uni le certezze e le soluzioni dell'altro, spostando, con velocità e forza, l'asticella dei desiderata verso l'alto o verso il basso, come in un tiro alla fune eterno, un supplizio mitico in cui nessuno vince e nessuno perde, in cui la ciclicità della pena non è in grado di distruggere la vana speranza che qualcuno possa infine trionfare. E noi qui, seduti e confusi, bravi solo chiederci cosa fare, come farlo, quando farlo e, sopr

"Quanto è brutta la calunnia, mamma mia!"

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I pettegolezzi, ammettiamolo, sono, almeno in parte, il sale della vita: in quanto animali sociali, forzosamente inseriti all'interno di una società che man mano si fa sempre più complessa, confusionaria e caotica, sentiamo il bisogno di relazionarci con gli altri,  ed è da ogni contatto, da ogni rapporto, che si genera, quasi spontaneamente, un giudizio frutto della nostra re-visione creativa della storia.  La curiosità, quella forza invisibile che ha spinto l'uomo ad evolversi ed a migliorarsi, fino a raggiungere enormi traguardi tanto in campo scientifico, quanto in campo letterario e sociale, può degradare, in alcuni casi, nel suo corrispettivo patologico: l'indiscrezione , cioè la spasmodica ricerca di dati ed informazioni particolareggiate su usi, costumi, abitudini e preferenze di conoscenti vicini o lontani.  L'invadenza nel voler a tutti i costi conoscere i fatti altrui, da sola, però, non fa male a nessuno, serve infatti un "quid pluris" per rend

Esperienza minima

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Anni passati a sognare, a sperare, a pregare di raggiungere l'agognato traguardo della laurea...per poi sprofondare nell'atroce dilemma che attanaglia ogni neo-dottore: "Che fare adesso?". Se fossi in grado di darvi un buon consiglio lo farei, davvero, ma niente, nessuna illuminazione, nessun sogno rivelatore riesce a indicarmi la direzione da prendere: al momento vago in una selva oscura fatta di stage non pagati e di offerte di lavoro con salari da opificio londinese del XIX secolo. E ci si trova così con una bellissima pergamena (che diciamolo: fa la sua porca figura dentro la cornice IKEA presa a 3.99€) ma con nessuna o al massimo una minima esperienza in settori lavorativi che hanno poco o nulla a che fare con il proprio corso di studi. E quindi ti chiedi: a cosa sono serviti quei trentatré esami? E la pignoleria della Professoressa che ti ha rimandato per ben due volte perché "no, dai, 24 è troppo poco, puoi aspirare a qualcosa di più" a cosa ha