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Visualizzazione dei post da 2019

Vulcano

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I 365 giorni che precedono l’impressione, nero su bianco, di queste parole digitali, sono stati ricchi di emozioni e di sensazioni davvero complesse, nonché decisamente diverse, quasi opposte, tra loro. In principio fu la luce, la perfezione, l’assoluta certezza che la mia fede e la mia paziente e diligente passione fossero state finalmente, ma soprattutto definitivamente, ricompensate da uno stato di benessere imperituro ed eterno, creato da una miscela assieme,  biologica ed artificiale, tale per cui nessuno, nemmeno Dio, potesse convincermi che qualcos’altro avrebbe contato più del Vero Amore, non per me almeno. Ma come i protagonisti del “Paradiso perduto” di Milton, anche io sono stato cacciato da quell’Eden irrazionale e statisticamente improbabile; anche io sono stato costretto a vestirmi, a vergognarmi della mia nudità ed a far le valigie di tutta fretta perché nuovi inquilini, giovani e bellissimi, bussavano già alla porta, verde e rigogliosa, di quel locus amoenus i

Come acqua

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Acqua: incanalata, raccolta, bevuta, che torna sempre al ciel da cui proviene, in un porto senza bracci, in un grembo senza pareti. La mia vita, così, prende a sublimare in un universo immenso e muto, in una galassia luminosa , in uno spazio che germoglia, disperdendosi e frantumandosi, riaggregandosi e plasmandosi in forme sempre nuove, prese in prestito da un elenco senza fogli e senza gambe. Siamo inafferrabili, siamo eterni, siamo e saremo, solo e sempre, acqua.

Il prisma di cristallo

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Per molti, l’amore, è un segmento individuato sulla retta r che si muove, incessantemente e vicendevolmente, dal punto A al punto B: un po’ come il vagone di una metropolitana, costretto a muoversi lungo una strada ferrata per tutta la sua vita o, perlomeno, per buona parte di essa, fermandosi solo per far salire e scendere persone dalle facce anonime, che lo concepiscono solo ed esclusivamente per quello che è: un mezzo, uno strumento, per raggiungere di nuovo una superficie fatta di aria, di mare, di calore e di sabbia. Per me, l’amore, invece, è un prisma di cristallo che non brilla e non emette colori fin tanto che la luce, silenziosamente, non lo colpisce, trasformandolo in quel caleidoscopio naturale la cui funzione è quella di scindere la luce bianca nei sette colori fondamentali che compongono l’arcobaleno. Quei raggi, perfettamente dritti ma, ahimè, inafferrabili da ben quattro sensi su cinque, sussurrano storie piene di gioia, di compassione, di devozione, di entusiasm

Ricerca

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Raggiungere il centro, sfiorare l’origine ignorando il contesto, desolato e muto, in cui ogni tassello precipita nell’imperfetto, in cui ogni errore permette agli occhi di godere, al cielo di brillare, al sublime di esistere. A quel punto ignorato, nessuno una lacrima pone, nessuno sorride, nessuno regala campanule o rose. Occhi tesi, corse sfrenate, disattese speranze per ritagli solinghi come strade ferrate: forti ma arrese.

La sindrome di Jennifer Aniston

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“Mi ha lasciato”. Inizia tutto con questa frase: tre parole che segnano l’esatto, netto e obeso discrimen tra quello che eri e quello, volente o nolente, dall’indomani sarai. A tutti (o quasi) è capitato di essere mollati e no, non è una cosa carina essere buttati giù dalla torre per far spazio a nuovi e ben più degni amanti. Nei momenti più bui e negli attimi di sconforto dovremmo, però, fermarci e riflettere per ricordarci una sacrosanta verità: se ce l’ha fatta Jennifer Aniston a riprendersi dal divorzio con Brad Pitt possiamo farcela anche noi. Certo…lì per lì, a caldo, non l’ha presa proprio bene, ma oggi, strafiga come nemmeno quando aveva vent’anni di meno, ha sconfitto ogni rancore ed ogni malumore, trasformandosi nella donna radiosa, serena e di successo che tutti conosciamo. Come ha fatto? Semplice: ha superato vittoriosamente ognuna della cinque fasi della sindrome che porta, non a caso, il suo nome. Non ne avete mai sentito parlare? Temo sia normale, l’ho appena

I piselli di Mendel

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Avete mai sentito parlare di Gregor Mendel? Spero di sì…ma nel dubbio ve lo presento: si tratta di un monaco tedesco del XIX secolo che da tutti è considerato il precursore della moderna genetica, cioè di quella branca della biologia che studia i geni negli organismi viventi. Padre Gregor (sì, era un prete), avendo tanto tempo a disposizione, decise, tra una preghiera e l’altra, di compiere esperimenti sulle piante di piselli, al fine di svelare il funzionamento dei meccanismi di ereditarietà: quest’uomo ha dedicato insomma gran parte della propria esistenza alla classificazione di questi vegetali, cosa che gli ha poi permesso di elaborare le famose “Leggi dell'ereditarietà di Mendel.” Classificazione, che bella parola. Il solo pronunciarla regala un intimo sentimento di ordine e di pace. Noi classifichiamo tutti i giorni: inseriamo pensieri, parole, opere e omissioni all’interno di contenitori logici, in dei tupperware ermetici, così da decifrarne meglio il significa

Lucignolo

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Persino gli occhi ridevano, colmi com'erano di quella dolce ignoranza: fragile, onesta, sincera, dorata. Una sconfitta immortale, un dolore sordo, costante, una candela di cera, alta, ma spenta. Aderenze dolenti a sogni coscienti, putridi segni di lotte incessanti, lucignoli arsi, freddi, ormai stanchi.

Il sesso "inutile"

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Fare sesso è bellissimo: eccita, rilassa, entusiasma, consola e mette di ottimo umore. Ci abbiamo messo secoli, decennio più, decennio meno, ad affrancarci dall'idea che provare orgasmi sia un peccato mortale o nasconda in sé qualcosa di perverso e satanico. Finalmente in questa società post-moderna, tanto attaccata e condannata dai nostalgici del "sesso bon-ton ", quello matrimoniale, atto alla santissima, altissima e benedettissima procreazione, ognuno è tendenzialmente libero di copulare con chi meglio crede: la verginità non è più un valore, ma solo uno stato di fatto, i cui effetti durano fin tanto che non si sceglie di andare oltre e di varcare i "confini di giardino" (cit.). Anche la tecnologia è venuta incontro all'insaziabile appetito di noi consociati. Basta qualche click in una delle tante applicazioni create per lo scopo et voilà , il sesso è servito. Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le "tasche", un po' come per le

Amore aeriforme

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Se è vero che siamo tutti forzosamente inseriti in un globale e spietato meccanismo di "scarto" che ci vorrebbe trasformare in "beni", appare altrettanto corretto affermare che questa reificazione degli esseri umani e delle relazioni ci ha portato a concepire l'amore in chiave consumistica: prendiamo quel che ci piace e quando vogliamo al solo scopo di soddisfare un bisogno momentaneo dettato dalla nostra voglia di novità e di conquista. Altrettanto velocemente, quando dalla lingua, dopo l'ennesimo morso, dopo il milionesimo palloncino, inizia a svanire quel sentore di freschezza che profuma di menta e spazi aperti, non ci facciamo alcun problema a sputare via e ad espellere, anche con una certa dose di fastidio, quel pezzo di gomma uguale a tantissimi altri pezzi di gomma. Come ha scritto il grande s ociologo  Zygmunt Bauman, nel suo "Amore liquido", si può far ben poco quando una relazione finisce, soprattutto quando siamo noi ad essere la &

Ho fatto un sogno

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Ho fatto un sogno.  Ero sereno, silenzioso, solo, in mezzo ad una folla di amici, vecchi e nuovi, in un ampio salone di una casa sconosciuta e bellissima che mai potrò permettermi. C'era della musica, c'erano risate, c'ero io, fermo, davanti ad una finestra, incantato dal mare immobile di un prato verde perfettamente curato, uno di quelli che nei film fa da cornice ad una villa piena di segreti, rancori e malumori. I lampadari erano di cristallo, i tappeti di un bordeaux scuro e brillante, il parquet splendeva colpito dalla luce, fioca ma decisa, di un sole estivo pomeridiano che filtrava dalle grandi finestre di una stanza sospesa nel tempo, resa leggera e fluttuante dalle quelle nebbie oniriche che amalgamano tutti i confini, i bordi e gli angoli, regalando significato e sostanza solo alle rappresentazioni che Morfeo, artista sagace, ha scelto di mettere a fuoco e di conservare nel nostro immaginario. Quel chiassoso quadretto era però solo il dolce preludio di