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Visualizzazione dei post da 2021

Valore

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Oggi solo chi crea valore ha valore.  Chi trasforma il lavoro in denaro è acclamato come un dio, trattato con rispetto, misurato e stimato come bene, come ente fruttifero, e dopo, forse, come persona. I moti convettivi compiuti dai soldi tengono in vita questo pianeta, distribuendo in maniera iniquamente umana risorse e beni, individui e carriere, costruendo e demolendo aspettative e ideali la cui effimera esistenza è destinata a perdersi in quel cangiante caos artificiale creato da patriarchi senza passato e senza futuro. Le regole del vivere comune giungono allo stomaco senza passare dalla bocca, evitando così al palato la spiacevole sensazione di assaporare certe amare consapevolezze che mai accoglierebbe in quel sacro uscio stracolmo di doni, di onori, di ori. La razionalità è divenuta mera astrazione, la realtà nient’altro che un anagramma digitale che a forza di essere osservato si è trasformato in un universo fisico, intelligibile e fin troppo sensibile, al quale tributa

Acini

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Questo blog ha perso le parole, letteralmente. “ Less is more ”. Lo si sente dire spesso al giorno d'oggi, ma sapete da dovere deriva questa espressione? È stata coniata dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe , un artista che ha sposato una filosofia progettuale che attribuiva al concetto di essenzialità un ruolo chiave nella realizzazione di una qualunque opera di design. Il “meno”, la sottrazione in luogo del troppo e dell’opulenza, è un principio meno banale di quel che potrebbe sembrare, un'idea che, se applicata alla vita di tutti i giorni, spoglia da problemi, interrogativi e persino da compagnie che, a ben vedere, sono nient’altro che inutili orpelli che rallentano il nostro incedere, appesantendo un bagaglio che è già fin troppo grave di suo. Questa cattività che dura da più di un anno, vissuta da me così come da tanti altri in tendenziale solitudine, mi ha fatto perdere molte cose: la voglia raccontarmi, l’interesse nel prendermi cura del mio corpo, il deside

Alice in technoland

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A circa un anno dall'esplosione della pandemia da Covid-19, quello che ormai avverto come normale e ordinario è un costante senso di vuoto e di silenzio: mi sento un po' come Sandra Bullock in " Gravity ", ma senza tuta spaziale, senza sojuz...e, soprattutto, senza spazio.  Mi sveglio, mi lavo, faccio colazione, mi metto a lavorare al pc, pranzo, riposino, mi metto a lavorare al pc, ceno, mi metto a letto e via da capo, attimo dopo attimo, mossa dopo mossa, settimana dopo settimana, in un loop noioso e inevitabile che odora di girone infernale.  Eppure anche una routine così liquida è, in fondo, nient'altro che una gran fortuna visto che, ogni giorno, c'è chi non ce la fa, chi si lascia sopraffare, chi molla la presa, chi perde, chi ci abbondona e chi viene abbandonato.  In questa quotidianità popolata da numeri, statistiche, governi traballanti e regioni psichedeliche, l'unica costante è rappresentata dai social network: WhatsApp, Telegram, Instagram e Tw