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Ammortizzatori insociali

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Circa un anno fa mi trovavo a parlare di un vulcano sottomarino che albergava nel mio corpo e di una cittadella fortificata che svettava, fiera, sopra al mio capo. Dopo quel momento, su questo blog, il nulla, la morte di ogni subordinata, un silenzio degno del gelido habitat spaziale. Tacere, però, quando non si è davvero certi di quel che si prova o di quel si pensa, è sempre una saggia soluzione, e questo perché si rischia, altrimenti, di lasciarsi guidare da cattive consigliere quali l’ira, la sofferenza o, peggio ancora, la cum -passione. I più attenti avranno notato che, tra ottobre e giugno, ho avuto la fortuna e l’onore di collaborare con la redazione di "NEG Zone", un sito a tematica Lgbt+ che offre, ogni giorno, interessanti notizie e utili spunti di riflessione su vari argomenti, svolgendo un importante servizio, assieme, di informazione e di educazione per lettori di tutte le età, di tutti i generi e di tutti i colori. Di recente, a causa di un aument...

Vulcano

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I 365 giorni che precedono l’impressione, nero su bianco, di queste parole digitali, sono stati ricchi di emozioni e di sensazioni davvero complesse, nonché decisamente diverse, quasi opposte, tra loro. In principio fu la luce, la perfezione, l’assoluta certezza che la mia fede e la mia paziente e diligente passione fossero state finalmente, ma soprattutto definitivamente, ricompensate da uno stato di benessere imperituro ed eterno, creato da una miscela assieme,  biologica ed artificiale, tale per cui nessuno, nemmeno Dio, potesse convincermi che qualcos’altro avrebbe contato più del Vero Amore, non per me almeno. Ma come i protagonisti del “Paradiso perduto” di Milton, anche io sono stato cacciato da quell’Eden irrazionale e statisticamente improbabile; anche io sono stato costretto a vestirmi, a vergognarmi della mia nudità ed a far le valigie di tutta fretta perché nuovi inquilini, giovani e bellissimi, bussavano già alla porta, verde e rigogliosa, di quel locus amoen...

Come acqua

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Acqua: incanalata, raccolta, bevuta, che torna sempre al ciel da cui proviene, in un porto senza bracci, in un grembo senza pareti. La mia vita, così, prende a sublimare in un universo immenso e muto, in una galassia luminosa , in uno spazio che germoglia, disperdendosi e frantumandosi, riaggregandosi e plasmandosi in forme sempre nuove, prese in prestito da un elenco senza fogli e senza gambe. Siamo inafferrabili, siamo eterni, siamo e saremo, solo e sempre, acqua.

Il prisma di cristallo

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Per molti, l’amore, è un segmento individuato sulla retta r che si muove, incessantemente e vicendevolmente, dal punto A al punto B: un po’ come il vagone di una metropolitana, costretto a muoversi lungo una strada ferrata per tutta la sua vita o, perlomeno, per buona parte di essa, fermandosi solo per far salire e scendere persone dalle facce anonime, che lo concepiscono solo ed esclusivamente per quello che è: un mezzo, uno strumento, per raggiungere di nuovo una superficie fatta di aria, di mare, di calore e di sabbia. Per me, l’amore, invece, è un prisma di cristallo che non brilla e non emette colori fin tanto che la luce, silenziosamente, non lo colpisce, trasformandolo in quel caleidoscopio naturale la cui funzione è quella di scindere la luce bianca nei sette colori fondamentali che compongono l’arcobaleno. Quei raggi, perfettamente dritti ma, ahimè, inafferrabili da ben quattro sensi su cinque, sussurrano storie piene di gioia, di compassione, di devozione, di entusiasm...

Ricerca

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Raggiungere il centro, sfiorare l’origine ignorando il contesto, desolato e muto, in cui ogni tassello precipita nell’imperfetto, in cui ogni errore permette agli occhi di godere, al cielo di brillare, al sublime di esistere. A quel punto ignorato, nessuno una lacrima pone, nessuno sorride, nessuno regala campanule o rose. Occhi tesi, corse sfrenate, disattese speranze per ritagli solinghi come strade ferrate: forti ma arrese.

La sindrome di Jennifer Aniston

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“Mi ha lasciato”. Inizia tutto con questa frase: tre parole che segnano l’esatto, netto e obeso discrimen tra quello che eri e quello, volente o nolente, dall’indomani sarai. A tutti (o quasi) è capitato di essere mollati e no, non è una cosa carina essere buttati giù dalla torre per far spazio a nuovi e ben più degni amanti. Nei momenti più bui e negli attimi di sconforto dovremmo, però, fermarci e riflettere per ricordarci una sacrosanta verità: se ce l’ha fatta Jennifer Aniston a riprendersi dal divorzio con Brad Pitt possiamo farcela anche noi. Certo…lì per lì, a caldo, non l’ha presa proprio bene, ma oggi, strafiga come nemmeno quando aveva vent’anni di meno, ha sconfitto ogni rancore ed ogni malumore, trasformandosi nella donna radiosa, serena e di successo che tutti conosciamo. Come ha fatto? Semplice: ha superato vittoriosamente ognuna della cinque fasi della sindrome che porta, non a caso, il suo nome. Non ne avete mai sentito parlare? Temo sia normale, l’ho appena...

I piselli di Mendel

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Avete mai sentito parlare di Gregor Mendel? Spero di sì…ma nel dubbio ve lo presento: si tratta di un monaco tedesco del XIX secolo che da tutti è considerato il precursore della moderna genetica, cioè di quella branca della biologia che studia i geni negli organismi viventi. Padre Gregor (sì, era un prete), avendo tanto tempo a disposizione, decise, tra una preghiera e l’altra, di compiere esperimenti sulle piante di piselli, al fine di svelare il funzionamento dei meccanismi di ereditarietà: quest’uomo ha dedicato insomma gran parte della propria esistenza alla classificazione di questi vegetali, cosa che gli ha poi permesso di elaborare le famose “Leggi dell'ereditarietà di Mendel.” Classificazione, che bella parola. Il solo pronunciarla regala un intimo sentimento di ordine e di pace. Noi classifichiamo tutti i giorni: inseriamo pensieri, parole, opere e omissioni all’interno di contenitori logici, in dei tupperware ermetici, così da decifrarne meglio il significa...