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Ho fatto un sogno

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Ho fatto un sogno.  Ero sereno, silenzioso, solo, in mezzo ad una folla di amici, vecchi e nuovi, in un ampio salone di una casa sconosciuta e bellissima che mai potrò permettermi. C'era della musica, c'erano risate, c'ero io, fermo, davanti ad una finestra, incantato dal mare immobile di un prato verde perfettamente curato, uno di quelli che nei film fa da cornice ad una villa piena di segreti, rancori e malumori. I lampadari erano di cristallo, i tappeti di un bordeaux scuro e brillante, il parquet splendeva colpito dalla luce, fioca ma decisa, di un sole estivo pomeridiano che filtrava dalle grandi finestre di una stanza sospesa nel tempo, resa leggera e fluttuante dalle quelle nebbie oniriche che amalgamano tutti i confini, i bordi e gli angoli, regalando significato e sostanza solo alle rappresentazioni che Morfeo, artista sagace, ha scelto di mettere a fuoco e di conservare nel nostro immaginario. Quel chiassoso quadretto era però solo il dolce preludio di ...

La risposta di Bohe

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E poi, inaspettatamente, quella tempesta di cui e con cui parlavi qualche giorno fa, decide di farti un enorme e commovente regalo decidendo di rispondere alla tua lettera, regalandoti la speranza che nessuno a questo mondo, per quanto "strano", "anormale"o "speciale", è davvero così solo. E poiché questo reciproco confessarsi sentimenti, emozioni e timori è avvenuto pubblicamente, altrettanto pubblicamente vi offrirò (su suggerimento del suo autore) la replica alle mie parole. Risposta ad un Padrone del Tuono Caro amico che non conosco, Ricevere la tua lettera mi ha sorpreso molto, specialmente per la sensibilità e la potenza delle tue parole che sapevano di calore, amicizia, umanità che raramente, dopo nemmeno un incontro, si incontrano. È vero, condividiamo la forza ciclonica del ricordo di un tempo e di uno spazio prima in equilibrio armonioso, ora invece impetuoso, come un uragano che sembra voler spazzare ciò che è stato un momento di ...

Principesse con gli stivali

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Da piccoli ci insegnano che bisogna credere a tutta una serie infinita di "invisibilità": il principe azzurro, Gesù, Babbo Natale, la Befana, la Fatina dei denti, l'Angelo custode, il vero amore. Da grandi impariamo, a nostre spese, ad aggrapparci con forza a tutto ciò che è concreto, vivo e palpabile, delusi come siamo dal silenzio di quelle entità che, a prescindere dalla loro esistenza, non sono riuscite a soddisfare completamente il nostro bisogno di "realtà" percepibile attraverso i cinque sensi. Cresciamo con il fondato timore che non siamo in grado di salvarci da soli e che, nei momenti di forte bisogno, solo un deus ex machina , soprannaturale o meno, sia in grado di ribaltare le sorti della tragedia che stiamo vivendo e della quale, spesso, siamo gli unici protagonisti sulla scena. Cenerentola, Biancaneve, Aurora ( alias "la bella addormentata") e tante altre principesse delle favole che noi tutti conosciamo, non hanno fatto altro...

Lettera ad una tempesta impazzita

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Caro Amico che non conosco, so già che troverai assurdo, surreale e forse anche un po' inquietante ricevere questa lettera pubblica, eppure eccomi qui, pronto a correre il rischio di dedicarti qualche minuto del mio tempo, così da nobilitarlo, addolcirlo e placcarlo con l'oro zecchino fuoriuscito, con vigore emorragico, dai capillari interrotti della nostra coscienza.  Di te so solo quel che ti sei lasciato sfuggire. Di me sai solo quel che non ti ho voluto tacere. Conosciamo l'uno il dolore dell'altro, condividiamo il ricordo di un passato iper-espanso, senza gambe e senza collo, ormai sospeso a mezz'aria come una bufera monsonica pronta a lasciar precipitare ira e incertezza su lidi inesperti che, con immatura faciloneria, sono convinti di poterla domare e ammansire, affascinati come sono da quella gamma di grigi che trasuda eroismo, eretismo ed erotismo.  Ma le nuvole non si lasciano addomesticare, nemmeno dalla Terra. Tu nel tuo emisfero ed io nel...

Agrifogli vagabondi

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Ho sempre pensato che i fiori siano delle innocenti vittime della nostra vanità: imbellettati, lucidati, coperti di brillantini ed infine incelofanati, si trasformano in vettori di scuse e promesse, spesso tali solo nella forma visto che i significati più autentici, in questa società 2.0, fanno sempre più fatica ad essere incapsulati nelle parole "giuste". Quando scorgiamo un quid che colpisce i nostri occhi avidi di bellezza, il primo istinto è quello di farlo nostro, di catturarlo, di tenerlo con noi per sempre (o così crediamo inizialmente): i bambini, quando vedono un nuovo giocattolo in un negozio, restano come incantati da quel caleidoscopio di rumori; provare a separarli dall'oggetto del desiderio li porta a strillare ed a disperarsi perché avvertono l'intima incapacità di non poter vivere senza quel balocco. Lo stesso, e spesso facendo molti più capricci del più viziato dei lattanti, facciamo noi adulti con le relazioni: quando incontriamo qualcuno che ...

Parvenza

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"Quando io adopero una parola - dice Humpty Dumpty in tono d'alterigia - essa ha esattamente il significato che io voglio dare...né più né meno.  - Bisogna vedere - osserva allora Alice - se voi potete fare in modo che le parole indichino cose diverse.  - Bisogna vedere - ribatte Humpty Dumpty - chi è che comanda...ecco tutto." (L. Carrol, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò ). Chi è che comanda? Cos'è che conta e che prendiamo maggiormente in considerazione: quello che siamo o quello che fingiamo di essere? La realtà o la finzione? La sostanza o la forma? Il contenitore o il contenuto? Il " sein" o il " sollen" ? In pochi hanno il coraggio di esistere in perfetta consonanza con quel che sono in realtà; molti, la maggior parte, preferiscono, per timore di non essere apprezzati, adattarsi ed essere conformi ad una silenziosa e comoda "normalità" (fatta di preferenze, di azioni, di idee) accettata dai più.  ...

Il peso dell'elio

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I problemi, se ci fate caso, gravano sempre e solo sulle spalle di chi "resta", di chi non dimentica ma di chi perdona, di chi tace pur avendo mille parole che come arieti cozzano contro i denti cercando di uscire e di distruggere tutto.  Ci lasciamo torturare, quasi fosse uno spietato gioco erotico, dai nostri ideali e dal nostro personalissimo e opinabile modo di intendere il mondo: crescendo e maturando ci regaliamo una definizione di universo da fissare in alto, all'apice della nostra piramide valoriale, così che essa diventi la "Grundnorm" di riferimento dalla quale far derivare leggi morali, regole di vita e direttive sui desiderata.  Spesso, però, quella norma fondamentale si trova così in alto da raggiungere l'esosfera, trasformandosi in un iceberg fluttuante e inaccessibile, rigido e freddo come un binario morto, grave e pesante come un intero continente. Facciamo una gran fatica a vivere quando farlo vuol dire confrontarsi diuturnamente co...