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L'incoerenza della giraffa

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Tutti, o quasi, ci sforziamo, più o meno consapevolmente di essere e (soprattutto) di risultare agli occhi degli altri “coerenti”: agire in conformità ad un pre-impostato progetto di vita è un imperativo categorico da seguire ciecamente; ciò che risulta davvero complesso è sforzarsi, a tutti i costi, di reprimere quelle repentine (e pericolose) deviazioni verso cambi d’opinione forieri di incertezze, errori e smarrimento. La coerenza, quella anelata “costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni” (così come ci suggerisce il Dizionario Sabatini Coletti), traccia un solco sul nostro percorso, una linea guida che, se seguita, ci regala non solo una ghiotta sensazione di ordine e benessere mentale, ma anche una buona dose di ammirazione da parte di coloro che ci gravitano attorno. Eppure anche un’eccessiva dose di coerenza può risultare patologica: pensare di sapere aprioristicamente come comportarsi smettendo di interrogarsi sulla necessità o meno di seguire “il piano A...

La scelta di Euridice

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Ovidio, nelle sue Metamorfosi, narra (X, 41-63): «(...) Né la regale sposa, né colui che governa l'abisso opposero rifiuto all'infelice che li pregava e richiamarono Euridice. Costei che si trovava tra le ombre dei morti da poco tempo, si avanzò, camminando a passo lento per causa della ferita. Il tracio Orfeo la riebbe, a patto che non si voltasse indietro a guardarla prima di essere uscito dalla valle infernale (...)». Di fronte ad ogni "aut, aut", innanzi ad ogni bivio, dovremmo riflettere bene prima di percorrere l'una o l'altra via: cercare di "salvare" Euridice oppure metabolizzare la perdita ed andare avanti con la propria esistenza? Rischiare tutto per ottenere ciò che vogliamo o trovare percorsi alternativi, più sicuri, che possano regalarci una qualche forma di serenità e pace? Molto più semplicemente: agire o non agire? Accade spesso questo: siamo, più o meno consapevolmente, disposti a tutto, persino ad affrontare il nostro infern...

Il sentiero dorato

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La prima pioggia successiva all’estate è sempre un’esperienza emozionante e sconvolgente: la poca luce, l’aria fresca, la leggera nebbiolina nell’aria ed i profili umidi e bagnati delle case scatenano nella mente una miriade di sensazioni e milioni di interrogativi. Il passato inizia a sbiadire per lasciare il posto all’ hic ed al nunc .    Molti obiettivi sono stati faticosamente raggiunti, molti nodi sono stati sciolti, parecchie lezioni sono state archiviate nelle cassette di sicurezza della nostra anima…eppure permane quella sensazione di vuoto, di limbo, di smarrimento che spaventa e scoraggia anche  i sopravvissuti più coraggiosi. I trenta, soprattutto al giorno d’oggi, sono gli anni della disillusione, della lacerazione del velo di Maya, della confusione e del tormento, dell’oscillazione, incessante e cadenzata, tra gli alti vertici di due alte piramidi lastricate di sogni e desideri; e sotto di noi il vuoto, una massa, un groviglio, un insieme di nodi pa...

L'ottavo vizio

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Ci hanno sempre raccontato che i vizi capitali, così come i giorni della settimana e le ore che servono per digerire la caponata, sono sette. Ognuno di essi costituisce un perimetro da non oltrepassare, un limite negativo da rispettare, una regola di comportamento da osservare per non cadere nel "peccato". Tutti assieme costituiscono quindi le invalicabili colonne d'Ercole della decenza e del buon gusto, e nessuno, proprio nessuno, riceverà in premio un poema epico qualora tentasse di oltrepassarle. In questi ultimi, caotici e confusi giorni in cui, finalmente, dopo anni di sacrifici e di rinunce, ho conseguito la tanta agognata laurea, mi sono reso conto di come, a ben vedere, a quell'elenco dovrebbe essere emendato ed aggiornato con un ottavo vizio: il dare per scontate le persone che amiamo.  Probabilmente nessuno ha mai pensato di inserirlo in quella lista a causa dell'assenza di una sola parola che possa racchiudere il concetto...anche perché, a be...

Silenzi Immortali

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Ci sono momenti in cui tutto ha perfettamente senso, istanti in cui ci sentiamo così persi da renderci conto che non abbiamo bisogno di una direzione, di uno scopo, di un motivo per esistere. Facciamo parte di un immenso progetto anonimo, di un piano non scritto, di una mappa senza bordi e senza legenda che mette paura e crea un disordine che non siamo in grado di accettare. È quando smettiamo di chiederci  chi  siamo che comprendiamo però  cosa , infinitesimamente ed irrimediabilmente, siamo: la somma di luoghi e tempi lontani e presenti, atomi che contengono altri atomi, corpi tenuti assieme da materia e sentimenti, da pelle ed amore, da immaginazione e ossa.  Costruiamo gerarchie, scale, palazzi, usi sociali, vincoli e giudizi atti a discernere, a discriminare il bene dal male, quel bene che appaga i più, o forse pochi, ma che tutti siamo obbligati a seguire per sfuggire all'estinzione, alla stessa rassegnazione di essere, forse, solo  noi . Tentiam...

Simbiosi, comete e certezze

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Beh, ne è passato di tempo dall'ultima volta che ho scritto qui...e, a dirla tutta, non sono nemmeno sicuro di essere pronto a farlo in questo momento, ma ci proverò ugualmente. Dove eravamo rimasti? Ah sì, vivevo una profonda e squassante crisi interiore dettata dall'essere ormai vicinissimo ai 30 anni e dal non aver ancora un lavoro, una casa, una laurea o, più in generale, un po' di indipendenza.  Beh vorrei in primis rassicurare tutti sul fatto che adesso va molto meglio: non è cambiato un cazzo rispetto a quattro mesi fa ma adesso ho deciso di preoccuparmi di questi fattori con modalità meno autodistruttive, appendendo finalmente, almeno per un po', il mio "cilicio morale" al chiodo. In questi mesi ho pensato spesso di tornare a dirvi "Ciao", ma ho sempre evitato, soprattutto alla luce di non poche critiche e frecciatine ricevute da conoscenti e sconosciuti, anonimi e non.  Oggi però ho deciso di fregarmene e di usare parte di quell...

Parole alla deriva

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Il vero problema è che spesso utilizziamo parole delle quali non conosciamo il reale significato.  Si tratta, il più delle volte, di termini semplici, di uso comune, che noi farciamo di contenuti del tutto personali ed, in quanto tali, decisamente opinabili.  È vero che un lemma può esprimere molti concetti, ma è davvero tutta colpa della polisemia? O molto più semplicemente si tratta della nostra costante leggerezza nell'approcciarci alla lingua italiana?  Spesso è difficile intendersi semplicemente perché non ci si accorda sul cosa voglia dire un dato termine. La metà dei miei litigi sono infatti, a ben vedere, scontri sulla semantica che la maggior parte delle volte mi vedono soccombere, per sfinimento, innanzi alle salde ed inattaccabili certezze altrui. Parlare e spiegarsi è complicato quando il tuo interlocutore ti osserva dall'alto di una cittadella fortificata e, per di più, priva di porte o senza scale.  Onde evitare di trasformarmi in ciò che a...