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Mutande emarginate

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I primi ominidi, dopo essere faticosamente riusciti a conquistare la posizione eretta ed il pollice opponibile, arrivarono ad elaborare anche una innovativa regola per la sopravvivenza della specie: quando le giornate si facevano più corte e la temperatura si abbassava, loro, che ancora non erano in grado di scrivere e vivevano nelle grotte, si coprivano.  Mi pare evidente che, durante i secoli, qualcosa è andato perso per sempre, e non parlo ovviamente dei peli sulla schiena o delle lotte tra i gladiatori. Uno dei trend che impazza sui tutti i social network è quello di fotografarsi con quanti meno vestiti addosso possibile. Pare insomma che "il selfie non è bello se non fai lo spogliarello" (rima tremenda, me ne rendo conto e chiedo venia). Intendiamoci: l'autoscatto è ormai un virus che ha infettato quasi tutti, me compreso. Se dovessi perdere il cellulare la cosa che più di tutte mi causerebbe disagio sarebbe la quantità imbarazzante di primi piani rinvenuti dall...

Il coniglio e l'uva

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Proprio come il Bianconiglio, ahimè, sono sempre di fretta: tra appunti da "tradurre" in una lingua che non esiste solo nella mia mente e valigie da fare e disfare, la mia vita ormai è un susseguirsi, sempre nuovo, di  cose non-rimandabili da fare. Ho sempre un po' vissuto all'insegna della postergazione (si sente che sto studiando diritto commerciale, vero?): fare dopo quello che si poteva fare adesso non era un semplice vizio, ma un vero e proprio stile di vita. Quando hai però una casa, anche se microscopica, da gestire ed organizzare, certi lussi non puoi proprio permetterteli: pensate che le magliette hanno smesso di tornare magicamente pulite come facevano un tempo preferendo ora giacere, le une con le altre, nel secchio dei vestiti da lavare, abbandonandosi, voluttuosamente, ad orge di colori e trame che farebbero impallidire anche le pornostar più navigate. Nota ironica a parte, confermo quanto detto qualche giorno fa: vivere da soli, nonostante alcuni pic...

Apprendista coinquilino

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A quasi un mese di distanza, in un giorno un po' speciale, eccomi di nuovo seduto alla mia (vecchia?) scrivania, pronto ad aggiornarvi su stati d'animo e riflessioni partorite durante le mie notti da "studente (nemmeno poi tanto) fuori sede". La mia vita da universitario è finalmente iniziata, anche se, ahimè, proprio quando le materie che mi separano dal grande traguardo si contano sulle dita di una mano. Ma, nonostante l'ossimoro di fondo, sono lieto di informarvi che sono entusiasta dei piatti sporchi, degli appunti da ricopiare e dell'idraulico da chiamare più e più volte per ricordargli di quel rubinetto della cucina che proprio non vuole saperne di funzionare. Vivere da solo è una delle esperienze migliori che possa capitare, quando ovviamente questa solitudine costituisce una libera scelta e non un'imposizione del fato crudele. La mia routine ne è ovviamene uscita stravolta: ho detto addio a risvegli lenti, a pranzi succulenti e al Wi-Fi attivo 2...

Amori palindromi

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Oggi solo una breve, lapidaria, quasi-ungarettiana, riflessione: l'amore non è bello se non è palindromo, quello non corrisposto non esiste. Sarebbe più facile credere agli unicorni rosa o, addirittura, agli autobus urbani che arrivano in orario, piuttosto che alla sanità degli affetti ad una sola corsia. Non si tratta della vecchia storia del "do ut des": l'amore non può essere scalfito dal peso del bisogno, se così fosse, questo nobile sentimento, si ridurrebbe ad un mero strumento per ammazzare il tempo o cacciare via la noia. Bisogna darsi, darsi completamente, ma senza mai smettere di osservare i comportamenti dell'altro, senza mai rinunciare al dubbio, alla sorpresa nel volersi scegliere day by day. Questa scelta è sicuramente nemica dell'abitudine e sorella della solidità. L'incertezza fa male, ma la sola visione di insieme non basta: supportare il partner nei periodi poco felici della sua esistenza è nobile, ma lasciare che si appollai su di noi...

Il disagio delle castagne

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Ogni anno è la stessa storia: tornano le castagne e, assieme a loro, puntuali come orologi svizzeri, giungono i quattro cavalieri del disagio: ansia, caos, raffreddore e tedio.  Ottobre l'ho sempre guardato con sospetto, lo considero un po' come lo "Start" di ogni infelicità: la temperatura inizia a scendere, la pioggia bussa alle nostre finestre ogni giorno più spesso e noi siamo lì, dietro i quei vetri umidi, con il nostro bagaglio di ricordi della stagione appena conclusa e con un carico di impegni da smaltire...metabolizzare...digerire.  Ricominciare è dura, sempre, ma anche entusiasmante se solo ci si ricorda di buttare via il vecchio per far posto al nuovo! Il prezzo è sempre uguale, quasi fosse un equo canone sempiterno: bisogna sbracciarsi e affrontare il disagio con la grinta di chi, nonostante tutto, ama questo ingorgo di sentimenti e cellule che è la vita. Qualche vasca in piscina, una birra con gli amici, un paio di evidenziatori nuovi e del sano sesso ...

Prosaica-mente

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La prosa è ignorante a volte, proprio non vuole capire che certe sensazioni hanno bisogno di collegamenti sintatticamente errati per essere esatti. Quella valanga di congiunzioni, preposizioni e proposizioni rischia di confondere la mente, anche quella di chi legge. Per ogni emozione c'è, come dire, l'outfit giusto: la poesia è quello del dolore e della sofferenza. Scrivere è un po' come partorire, anche se non sempre si è in grado di amare ciò che sgorga da noi stessi, soprattutto quando a salire a galla sono sentimenti dal sapore sgradevole. La rime poi, anche loro tingono le parole di colori poco fedeli ai nostri stati d’animo. A volte non ci resta che prendere le lettere ed adagiarle su un foglio, lasciando che sia il caso ad unirle in una forma originale e "monstruosa". Immobile La tristezza sa di acqua salata e lenzuola aggrovigliate, profumo di umidità e gambe irrequiete: scompiglia, scapiglia e, infine, serra le ciglia. E corrono le dita, fuggon...

Monolocali ben serviti

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Più osservo il mondo e più mi rendo conto che il tormento più grande che possa affliggere l'essere umano sia la felicità. No, non è un ossimoro appositamente studiato per costringervi a leggere il resto dell'articolo, ma solo il risultato di un'analisi che gli accadimenti quotidiani mi hanno portato a compiere.  Qualcuno di molto, ma molto, colto, descriveva il limbo come un luogo infernale, pieno di anime che sospiravano e soffrivano; oggi io, che non sono davvero, ma davvero, nessuno, lo paragonerei più ad un monolocale ben arredato in centro, vicino alla fermata della metro, al supermercato, al cinema ed alla pompa di benzina.  Perché scegliere quando ci si può comodamente limitare a disperarsi? Tra un singhiozzo ed una lacrima si dispone di tutti in confort immaginabili...basta rifugiarsi dentro, chiudere la porta a chiave e lasciarsi annientare poco a poco dal dubbio. La felicità, in fondo, può aspettare. È vero che le esigenze sono cambiate e le relazioni socia...